Storia del Circeo

di Marco Colajanni

La storia di questo affascinante paese affonda le proprie radici nella notte dei tempi, in un periodo che va da 30.000 a 100.000 anni fa, come testimonia il ritrovamento nel 1939 del cranio di un Homo di Neanderthal, rinvenuto insieme a molti altri resti nella ormai famosa grotta Guattari. Il periodo è detto del paleolitico medio, ed è compreso in un arco temporale tra i 200.000 mila e i 40.000 mila anni fa, quando comparve l'Homo neanderthalensis (Uomo di Neanderthal) una specie, presumibilmente evolutasi dall’Homo heidelbergensis. Numerosi altri ritrovamenti in molte grotte del monte Circeo hanno portato alla luce del materiale archeologico databile intorno al Paleolitico medio, al Paleolitico superiore (fino a 2.000.000 di anni fa) e al Mesolitico (dalla fine dell'ultima glaciazione, circa 10.000 anni fa e fino a circa 6.000 anni fa) a testimoniare la presenza ominide su questi territori.

la leggenda

Compiendo un grosso balzo in avanti nella linea temporale, avvicinandoci a periodi della storia meno bui e lontani da noi, ritroviamo il nome della località in molti scritti e racconti; a cominciare dallo Storico greco Herodotos (Erodoto, nato ad Alicarnasso nel 484 a.C. ca. e morto a Turi nel 425 a.C. ca.), famoso per aver descritto paesi e persone da lui conosciute in numerosi viaggi. Altre fonti storiche descrivono o richiamano il Circeo e i fatti ad esso correlati, quali Tucidide, Strabone, Tito Livio, Dionisio e il più famoso di tutti Publius Vergilius Maro meglio noto come "Virgilio" (nato ad Andes il 15 ottobre 70 a.C. e morto a Brindisi il 21 settembre 19 a.C.), fu poeta e filosofo latino, autore tra l’altro, dell’Eneide (in latino Aeneis), un poema epico scritto nel I secolo a.C. (tra il 29 a.C. e il 19 a.C.) che narra la leggendaria storia di Enea, un principe troiano fuggito dopo la caduta della città per mano degli Achei, che viaggiò fino in Italia diventando il progenitore del popolo romano (Fondazione di Roma, 21 aprile dell'anno 753 a.C.).

le origini

Sulle origini dell’antica San Felice, si sa con certezza che quest’area fu occupata, già dal 2000 a.C. circa, da una serie di popolazioni di stirpe indoeuropea, che costituiranno uno dei due rami della stirpe indoeuropea discesi in Italia. Tra queste popolazioni, ricordiamo i Latini, i Volsci, gli Equi, gli Ausoni e gli Ernici. Possiamo datare con certezza la presenza di una di queste popolazioni, intorno al VI secolo a.C., nella zona dell’attuale San Felice Circeo, e sono i Volsci, che abitavano un'area parzialmente collinosa e parzialmente paludosa del sud del Latium (parte meridionale dell'attuale Lazio, lungo la costa tirrenica ed esteso fin sulle propaggini degli Appennini verso l'interno). Dei Volsci si sa che parlavano Volsco, un linguaggio italico Sabellico, che era strettamente collegato all'Osco e all’Umbro, ma anche, più alla lontana, al Latino e che furono tra i nemici più fieri e pericolosi nella storia del primo secolo della Repubblica romana, ed alleati frequentemente con gli Equi nelle loro scorribande contro Roma, tanto che secondo Tito Livio erano «ferocior ad rebellandum quam bellandum gens», che potrebbe essere tradotto in qualcosa di simile a "gente feroce e combattiva"

civis romanus sum

Qualcosa di più concreto circa una datazione attendibile lo offre Tito Livio (nato a Padova nel 59 a.C. e morto nel 17 d.C.) storico ed autore latino, nella sua monumentale storia di Roma dalla sua fondazione fino al regno di Augusto (Ab Urbe Condita), in cui racconta che Tarquinio il Superbo, ultimo dei sette Re di Roma, inviò coloni a Signa e a Circei per creare degli avamposti militari in difesa dell’Urbe. Poiché l’insurrezione del popolo di Roma guidato da Collatino e da Giunio Bruto proclamò la Repubblica nel 510 a.C., è presumibile datare l’invio dei coloni prima della caduta dell’ultimo Re di Roma, retrodatando il periodo fino al 535 a.C. circa, anno dell’ascesa al trono di Tarquinio il Superbo dopo la congiura che lo portò ad uccidere il suocero (Tarquinio Prisco VI Re di Roma). In effetti, questa tesi si sposa appieno con la datazione della cinta muraria della città bassa, risalente alla fine del VI secolo (circa 510 a.C.), mentre altre fonti negano che Roma, nel VI secolo a.C., abbia potuto raggiungere una località distante come il Circeo anche solo per farne un avamposto fortificato.

i volsci

Com’è che siano andate le cose non è dato saperlo con certezza, prendiamo per buono il fatto che la città fu Volsca, almeno fino alla conquista da parte dei Romani ed alla successiva colonizzazione (393 a.C.) che si protrasse fino al 476 d.C. in coincidenza con la caduta dell’Impero Romano e la successiva opera demolitrice dei barbari, che già nel 410 l’avevano devastata (i Goti) prima di lasciar fare la stessa cosa ai Saraceni, qualche centinaio di anni dopo. Era l'846 d.C., e la distruzione dell’antica San Felice da parte dell’odiato “saracino” fu pressoché completa ed anche abbastanza estesa. Negli anni che seguirono la città fu ricostruita e fortificata dai papi, in particolare Papa Silvestro II (nato nel. 950 e morto a Roma il 12 maggio 1003) concesse al Conte Dauferio (conte di Traetto e nipote di Bernardo, allora Vescovo di Gaeta) i possedimenti papali della città di Terracina e del territorio cha va dalla Torre di S.Anastasia, dalle parti di Fondi, a San Donato nelle Paludi Pontine, compreso tutto il territorio dell’attuale comune di San Felice Circeo. Molto probabilmente fu proprio il Conte ad ordinare la costruzione della Rocca Circea sfruttando le antiche fondamenta di una costruzione romana andata in rovina. Il paese diviene poi feudo dei Frangipane nel 1185 e, dopo un periodo di sconvolgimenti, è ceduto agli Annibaldi nel 1203. La rocca venne a lungo considerata una delle migliori opere di difesa di tutto lo Stato della Chiesa. Inizialmente popolato prevalentemente dai militari che presidiavano la roccaforte, con la costruzione del Castrum Sancti Felicis verso la metà del XII secolo, apparvero i primi civili, forse proprio grazie alla struttura muraria del “Castrum” che offriva maggior riparo dagli attacchi nemici.

i templari

La Rocca si trova in pieno Centro Storico, proprio dove oggi sorgono il Palazzo Comunale e la Torre con l’orologio, di cui, stando ai recenti studi in merito alla presenza dei "Pauperes Commilitones Christi Templique Salomonis" ("Poveri compagni di Cristo e del Tempio di Salomone"), meglio noti come Cavalieri Templari, al Circeo, non si finisce e non si finirà mai di parlare. Iniziamo a dire che la Torre fu ristrutturata da un frate appartenente o molto vicino all’ordine templare, Frà Raimondo, ma soltanto perché la richiesta partiva direttamente da Papa Gregorio IX ( nato Ugolino dei Conti di Segni ad Anagni nel 1170 e morto a Roma il 22 agosto del 1241), che ne volle fare un avamposto militare, perciò la presenza dei Cavalieri è certa e plausibile, seppur circoscritta intorno all’anno 1238 e limitata nel suo protrarsi nel tempo fino al 1259, anno in cui secondo quanto contenuto nella bolla papale, tutti i possedimenti dei Cavalieri passano alla nobile famiglia Pironti.

i caetani

Alla fine del 1301, il Feudo del Circeo passa ancora una volta a nuovi proprietari: Riccardo Annibaldi di Roma, infatti, lo cedette a Pietro della nobile famiglia Caetani, la stessa di Papa Bonifacio VIII (nato Benedetto Caetani ad Anagni nel 1230 e morto a Roma, l’11 ottobre del 1303), di cui era nipote, insieme al lago di Paola e al Santuario di Santa Maria della Sorresca, al prezzo di ventimila fiorini d'oro. I Caetani di Sermoneta resteranno per oltre quattrocento anni feudatari dello Stato Pontificio, costruendo su ordine del Papa Pio IV (Giovanni Angelo Medici di Marignano nato a Milano, 31 marzo 1499 e morto a Roma il 9 dicembre 1565), a difesa del territorio dai pirati Saraceni: Torre Paola, Torre Moresca, Torre Cervia, Torre Fico, Torre Vittoria e Torre Olevola mantenendo la signoria su quei luoghi a periodi alterni almeno fino al 1713, quando il centro è venduto ai Ruspoli, che lo tengono qualche anno prima di rivenderlo alla Reverenda Camera Apostolica.

il principe

Un altro secolo scorre via silenzioso, senza che nessuno si prende la briga di migliorare le condizioni igienico-sanitarie degli abitanti del Circeo, fino a quando, il Principe Stanislao Poniatowsky, nipote di Stanislao Augusto re di Polonia (17 gennaio 1732 - 12 febbraio 1798), da tempo residente a Roma, si innamora del clima e dell’incantevole paesaggio che offre il Promontorio, e decide di acquistare l'intero feudo dalla Reverenda Camera Apostolica all’inizio del 1808. Il Principe Poniatowsky amministrò il Feudo per una quindicina di anni, migliorando le condizioni di vita dei feudatari e della popolazione locale, colpita da miseria e malattie di ogni tipo. Il Poniatowsky si prodigò nella costruzione di alloggi, strade, case, vigne e frutteti tanto che tutta la collettività potè beneficiare delle migliorie e delle nuove opere realizzate in tutto il territorio. Nel 1822, pare per questioni sentimentali, il Principe lasciò San Felice per tornare a Roma e cedette il Feudo alla Reverenda Camera Apostolica, i cui rappresentanti non poterono non notare tutte le migliorie che il Principe aveva apportato al paese. Tre anni dopo Poniatowsky lascia Roma per trasferirsi a Firenze, dove morì otto anni dopo, nel 1833. Il paese ritorna in mano alla Chiesa, ma solo per pochi decenni, fino al 1870, quando con l’unificazione del Regno d’Italia, il 2 ottobre del 1870 presso una delle sale del Municipio di San Felice la Giunta Municipale, dichiara l’annessione del Paese al Regno d'Italia sotto il Governo Monarchico Costituzionale del Re Vittorio Emanuele II e dei suoi legittimi successori. Due anni dopo, il 1 Dicembre 1872, Vittorio Emanuele II autorizza il comune di San Felice in Provincia di Roma, ad assumere la nuova denominazione di "Comune di San Felice Circeo" con Regio Decreto, munito del sigillo dello Stato.

la bonifica

E siamo giunti finalmente ai giorni della bonifica: nel 1927 dopo oltre 14 secoli di inattività ebbe inizio la bonifica delle paludi pontine, fortemente voluta e realizzata dall’allora Capo del Governo, Benito Mussolini (nato a Dovia di Predappio il 29 luglio 1883 ed assassinato con l'amante, Claretta Petacci nei pressi di Dongo, il 28 aprile 1945), per consentire la coltivazione di nuove terre e l’insediamento di coloni provenienti da ogni parte d’Italia. Per le opere di bonifica furono utilizzate migliaia e migliaia di uomini con un solo obiettivo, disboscare, prosciugare e trasformare la pianura in poderi coltivabili. L'uomo stava così per cancellare dalla faccia del pianeta, una delle ultime foreste naturali della zona, la cosiddetta "Selva del Circeo" o "Selva di Terracina", che si salvò dal disboscamento certo grazie all’intervento tempestivo dell'amministrazione forestale, che acquistò circa 3.500 ettari di quel terreno salvando un vero e proprio patrimonio naturale. Qualche anno dopo, a bonifica quasi ultimata, è istituito con la Legge 285/1934 il relativo Parco Nazionale del Circeo che si estendeva dal promontorio al lago di Paola compresa la duna litoranea. Negli anni Settanta, si aggiunsero nuove terre e possedimenti al Parco del Circeo, con l’annessione dei laghi costieri di Caprolace, dei Monaci e di Fogliano, e dell'isola di Zannone. Oggi, il Parco Nazionale del Circeo si estende lungo tutta la linea costiera: dal Promontorio al Lago di Fogliano, inclusi i Comuni di San Felice, Sabaudia e all'interno, copre tutta la Selva Circea fino alla Strada Statale Pontina. (to be continued)

Le isole di Circe: Ponza al tramonto
Circe
Le isole di Circe: Palmarola al tramonto
I fondali del Circeo
Le grotte del Circeo

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